Da fine settembre negli scaffali Coop c’è una bottiglia che a prima vista sembra acqua frizzante. Sull’etichetta però c’è scritto cola. Si chiama Nuda Cola, costa 0,79 euro al litro e non contiene coloranti, zuccheri né caffeina.

Prima un chiarimento, perché online gira parecchia confusione: Nuda Cola non è una nuova Coca-Cola. È una bibita a marchio Coop, prodotta per Coop da Fonte Ilaria, come riporta RetailWatch, ed è in edizione limitata.

In pochi giorni è finita nei video di assaggio sui social, negli articoli dei giornali e nelle discussioni tra chi l’ha trovata buona e chi non la ricomprerebbe. Qui sotto trovate due cose: cosa aspettarvi se la volete provare, e perché Coop ha scelto proprio una cola per farsi notare.

Drink trasparente con ghiaccio e limone in un bicchiere di cristallo al bancone, fotografia di Andrea Ventura per Habanero
Questa non è la Nuda Cola: è un drink trasparente che ho fotografato per il Ristorante Habanero. Davanti a un bicchiere così ci si aspetta acqua tonica, non cola.

Cosa c’è dentro la Nuda Cola

La lista ingredienti è corta: acqua, anidride carbonica, aromi naturali di spezie e agrumi, acido fosforico e acido citrico, estratto di noce di cola, aroma naturale di arancia. Il dolce arriva da due edulcoranti, acesulfame K e sucralosio. Le calorie sono praticamente zero: 1 kcal ogni 100 ml.

Il motivo per cui è trasparente è semplice. Il marrone delle cole classiche viene quasi sempre da un colorante, il caramello solfito ammoniacale, che in etichetta si trova come E150d. Durante la sua produzione si può formare il 4-metilimidazolo (4-MEI), una sostanza su cui si discute da anni per i possibili effetti sulla salute ad alte esposizioni. Nella Nuda Cola il caramello non c’è, e senza caramello la cola resta del colore dell’acqua.

Va detto anche l’altro lato: senza coloranti non vuol dire salutare. Resta una bibita gassata dolcificata, e i due edulcoranti usati non mettono d’accordo tutti, come ha fatto notare anche greenMe.

Che sapore ha? Le prime prove d’assaggio

Qui le opinioni si dividono. RetailWatch le ha dato 7 su 10 nel complesso, con un 6 per il gusto: al naso domina l’arancia, in bocca arrivano note di agrumi e un dolce intenso che resta a lungo. Secondo la loro prova ricorda più una gassosa al limone che una cola classica.

Più duro il giudizio di Mondo Japan, che l’ha trovata poco aromatica, con un retrogusto che ricorda un medicinale, e ha concluso che non la ricomprerebbe.

C’è un dettaglio che spiega parte di queste reazioni. Coop racconta di aver fatto i test di assaggio alla cieca, senza far vedere il liquido, proprio perché il colore cambia la percezione del sapore. Chi la beve a casa invece la vede trasparente, e se si aspetta una Coca-Cola resta spiazzato. Il consiglio onesto è provarla senza pensare alla cola che conoscete. Costa meno di un euro, quindi il rischio è basso.

Perché Coop ha fatto una cola trasparente

Per capirlo bisogna tornare al 1980. Da allora Coop esclude i coloranti aggiunti dai prodotti a proprio marchio, e oggi la regola vale per oltre 3.000 referenze. Quando serve un colore, lo prende dagli ingredienti: estratti di spirulina e cartamo per i ghiaccioli verdi, succo di carota nera per quelli arancioni, ribes nero e carota per il Bitter Rosso Coop.

Sandro Luca Galasso, direttore Qualità e Sicurezza Prodotto di Coop Italia, ha riassunto la linea così: per Coop «il colore di un alimento deve derivare dai suoi ingredienti». L’azienda dice di muoversi in anticipo rispetto alle leggi quando i pareri scientifici, come quelli dell’EFSA, sollevano dubbi.

La cola era il prodotto perfetto per raccontare questa scelta. È la bibita in cui il colore conta di più: una cola si riconosce dal marrone prima ancora che dal gusto. Togliere quel colore rende visibile in un colpo solo una politica che esiste da più di quarant’anni ma che pochi clienti conoscevano. Coop stessa l’ha presentata come una provocazione.

Anche le altre scelte vanno nella stessa direzione:

  • Il nome. Nuda vuol dire spogliata del superfluo, e si capisce senza spiegazioni.
  • L’edizione limitata. Non serve vendere milioni di bottiglie, serve che se ne parli. E se un prodotto può finire, viene voglia di provarlo subito.
  • Il prezzo. A 0,79 euro al litro la prova costa poco, e chi la compra spesso la filma. Ogni video di assaggio è pubblicità che Coop non ha pagato.
  • La notizia. ANSA, giornali di settore e siti di consumo ne hanno scritto nel giro di pochi giorni.

Nuda Cola, insomma, lavora più per il marchio Coop che per lo scaffale delle bibite. Anche se il gusto non convince tutti, il messaggio sui coloranti è arrivato a molte più persone di quante ne avrebbe raggiunte una campagna sui ghiaccioli alla spirulina.

Non è un’idea nuova: Crystal Pepsi, Tab Clear e la Coca-Cola trasparente

La cola trasparente ha già una storia, e non sempre a lieto fine.

Nel 1992 PepsiCo lanciò negli Stati Uniti Crystal Pepsi, una cola senza caffeina e senza colore. All’inizio andò bene: nel primo anno arrivò a circa un punto percentuale del mercato americano delle bibite, intorno ai 470 milioni di dollari, secondo The Drum.

Coca-Cola rispose il 14 dicembre 1992 con Tab Clear. Anni dopo Sergio Zyman, allora responsabile marketing di Coca-Cola, raccontò che l’operazione era pensata per affondare Crystal Pepsi. Tab era vista come una bibita dietetica, quasi medicinale, e una Tab trasparente accanto alla Pepsi trasparente avrebbe confuso i clienti su tutta la categoria. Andò proprio così: Tab Clear sparì in pochi mesi e Crystal Pepsi la seguì poco dopo. David Novak, l’ideatore di Crystal Pepsi, in un’intervista del 2007 la definì la sua idea migliore, eseguita nel modo peggiore.

Crystal Pepsi è tornata in edizione limitata nel 2016 e nel 2017, più per nostalgia che per altro. Nel giugno 2018 la stessa Coca-Cola ha provato la strada in Giappone con Coca-Cola Clear: trasparente, al limone, zero calorie e dolcificata con sucralosio e acesulfame K, gli stessi edulcoranti della Nuda Cola.

La differenza con il caso Coop sta nell’obiettivo. Pepsi voleva aprire una nuova categoria e vendere volumi, e ha perso quando i clienti non hanno capito cosa stavano comprando. Coop ha un obiettivo più piccolo e più facile da raggiungere: far conoscere una scelta che porta avanti da quarantacinque anni. Per quello basta che la gente ne parli, anche male.

Da fotografo: una bibita senza colore si vende con la luce

C’è un lato di questa storia che riguarda il mio lavoro. Il colore è la prima informazione che arriva a chi guarda la foto di un cibo o di una bevanda. Una cola scura in un bicchiere si riconosce al volo. Una bibita trasparente, in foto, può essere acqua, gin tonic o gassosa.

Cocktail al bancone, fotografia di Andrea Ventura per Habanero
Un drink scuro si riconosce dal colore. Fotografia di Andrea Ventura per il Ristorante Habanero.

Quando il liquido non ha colore da mostrare, tutto passa dalla luce: il controluce che accende le bollicine, la condensa sul vetro, il ghiaccio, i riflessi del bicchiere. Sono gli stessi elementi su cui ho lavorato per i drink trasparenti di Habanero.

Bibita trasparente con ghiaccio e scorza di limone in controluce, fotografia di Andrea Ventura per Habanero
Controluce, ghiaccio e condensa: con un liquido trasparente sono loro a fare la foto. Fotografia di Andrea Ventura per il Ristorante Habanero.

Per chi produce bevande o prodotti alimentari il discorso vale anche fuori dal supermercato. Se il prodotto si vede attraverso la confezione, le foto per il sito, l’e-commerce e i social devono mostrarlo bene, perché è lui a vendere. Ne ho parlato più a fondo nell’articolo su fotografo commerciale o fotografo food per chi produce cibo, e nella pagina servizi, stile e prezzi trovate come lavoro con le aziende.

Nuda Cola in breve

  • Chi la fa: è un prodotto a marchio Coop, prodotto da Fonte Ilaria. Non è della Coca-Cola.
  • Quanto costa: 0,79 euro per la bottiglia da un litro.
  • Cosa non contiene: coloranti, zuccheri, caffeina.
  • Come è dolcificata: con acesulfame K e sucralosio.
  • Dove si trova: nei supermercati delle cooperative Coop, in edizione limitata.

Prezzo e disponibilità possono cambiare da un punto vendita all’altro.

Fonti: ANSA, Partecipa Coop, RetailWatch, greenMe, Mondo Japan, The Drum, Wikipedia, Tab Clear, FoodNavigator.