Chi ordina su un’app di delivery non entra nel locale, non vede la sala e non sente il profumo del forno. Vede una lista di piatti, e accanto a ognuno, se va bene, una foto. La fotografia alimentare per il delivery è dunque la vetrina vera di molte pizzerie e paninerie, eppure spesso è la parte più trascurata: foto fatte di corsa col telefono, oppure nessuna foto. Vediamo cosa dicono i numeri delle piattaforme e come devono essere fatte queste immagini.

Pizza su tovaglia bianca con luce naturale, esempio di fondo chiaro adatto alle app di delivery, fotografia di Andrea Ventura
Fondo chiaro e piatto intero: lo scatto che funziona meglio nella scheda di un’app di delivery.

Quanto conta una foto su un’app di delivery

I dati più chiari li pubblica Just Eat nella sua guida per i ristoratori del Regno Unito. Secondo la piattaforma, un piatto con la foto ha quattro volte più probabilità di finire nel carrello, e in media riceve il 16% di ordini in più rispetto a un piatto senza immagine. Sempre secondo Just Eat, il 42% dei clienti ha provato un ristorante nuovo per merito delle foto, e il 38% ha ordinato un piatto mai provato per lo stesso motivo.

Sono numeri di una piattaforma che ha tutto l’interesse a farti caricare foto, quindi vanno presi per quello che sono. Ma il principio regge anche a buon senso: davanti a due margherite allo stesso prezzo, quella con una bella foto vince quasi sempre.

Facciamo un conto, carta alla mano. Mettiamo il caso di una pizzeria con 30 ordini in delivery al giorno e uno scontrino medio di 20 euro. Se le foto portassero anche solo il 5% di ordini in più, ben al di sotto del 16% dichiarato da Just Eat, sarebbero un ordine e mezzo al giorno, circa 30 euro, quindi intorno ai 900 euro al mese di incasso lordo, prima delle commissioni della piattaforma. Ovviamente sono stime, ma danno un’idea di quanto possa valere un servizio fotografico fatto una volta sola.

Cosa chiedono le piattaforme

Ogni app ha le sue regole, e cambiano nel tempo. Una sintesi aggiornata a luglio 2026 l’ha pubblicata Photoroom, e le indicazioni principali sono queste:

  • Deliveroo: proporzioni da 1:1 a 3:2 (la foto viene poi ritagliata quadrata), almeno 1200 x 675 pixel, solo JPEG. Fondo bianco preferito, o comunque neutro. Niente mani, volti, scritte, filigrane né ingredienti crudi sparsi; evitare ombre scure e riflessi.
  • Uber Eats: proporzione consigliata 5:4, piatto centrato e non tagliato, niente loghi o scritte sovrapposte.
  • DoorDash: formato orizzontale 16:9, piatto visibile almeno all’80%, fondo semplice.

Per Glovo e per Just Eat in Italia non ho trovato linee guida pubbliche altrettanto dettagliate: le specifiche stanno nei pannelli riservati ai partner, ed è lì che conviene controllarle prima dello shooting. Il denominatore comune però è chiaro: un piatto per foto, intero, centrato, su un fondo che non distrae.

Un’altra cosa da sapere: Deliveroo offre ai partner pacchetti fotografici a pagamento, con una foto principale e 15 o 25 foto dei piatti. Nella sua pagina dedicata chiama la foto principale la “vetrina digitale” del locale, perché è la prima immagine che il cliente vede nell’app.

Perché le foto del delivery sono un lavoro diverso

Qui devo essere onesto, perché va contro il mio modo di lavorare. Nelle foto per i ristoranti io studio le ombre: le uso per dare profondità al piatto e per togliere quello che non serve. Su un’app di delivery questo approccio funziona poco. La foto viene vista piccola, su uno schermo di telefono, accanto ad altre decine di foto, spesso ritagliata in automatico. Un fondo scuro con un piatto illuminato di taglio, che su un sito o su Instagram è elegante, nella lista di un’app rischia di diventare una macchia nera.

Pizza napoletana su fondo scuro in un ristorante in Sicilia, fotografia di Andrea Ventura
Pizza su fondo scuro: uno scatto pensato per il sito e per i social, meno adatto alla lista di un’app.

Pertanto il servizio per il delivery va pensato a parte, anche se si fa nella stessa giornata. Bastano poche regole:

  • Luce piena e uniforme, senza zone d’ombra profonde.
  • Fondo chiaro o neutro, sempre lo stesso per tutto il menu, così la lista resta ordinata.
  • Stessa inquadratura per tutti i piatti: la pizza dall’alto o leggermente inclinata, il panino di tre quarti, i fritti nella loro vaschetta o nel piatto.
  • Il piatto intero e centrato, con un po’ di spazio intorno, perché il ritaglio automatico non tagli il cornicione o il pane.
  • Il piatto vero, nella porzione e nella confezione che il cliente riceverà. Una foto più bella del prodotto consegnato porta un ordine, ma anche una recensione negativa.

L’ultimo punto è quello che conta di più. Nel delivery la foto è una promessa: se il panino che arriva a casa è diverso da quello in foto, il cliente se ne accorge subito, e spesso lo scrive nelle recensioni.

Fotografia alimentare per il delivery: smartphone o fotografo?

Domanda legittima: se le foto devono essere semplici, basta il telefono? In parte sì. Con una finestra luminosa, un fondo chiaro e un po’ di pazienza si ottengono foto dignitose, e ne ho parlato nell’articolo sulla food photography con lo smartphone, tra opportunità e limiti.

Il problema arriva con i numeri. Un menu da delivery ha facilmente 30 o 40 voci, e tenerle tutte uguali per luce, fondo e inquadratura è la parte difficile. È qui che un professionista fa la differenza: imposta il set una volta, e i piatti passano davanti alla fotocamera uno dopo l’altro, tutti con la stessa resa. A differenza delle foto fatte nei ritagli di tempo, il menu risulta coerente, e la coerenza in una lista si nota.

Arancini in una ciotola su fondo scuro, street food siciliano, fotografia di Andrea Ventura
Fritti e street food: nel delivery vanno fotografati nella confezione o nella porzione che arriva a casa.

Un solo shooting, due usi

Il consiglio pratico è organizzare la giornata in due parti. La mattina, con la cucina ancora tranquilla, le foto per l’app: set fisso, fondo chiaro, tutti i piatti del menu in fila. Poi gli scatti per il sito, per Google e per i social, dove si può giocare con la luce, gli ambienti e le mani di chi lavora. Così un solo servizio copre tutti i canali, e i costi si dividono. Per arrivarci preparati c’è anche la checklist per preparare uno shooting al ristorante.

Se hai una pizzeria o un locale di street food e vuoi rifare le foto del menu per le app di consegna, puoi vedere come lavoro come fotografo per pizzerie in Sicilia. Ne parliamo davanti a un caffè.