Quando si parla di foto di cibo, molti pensano che serva tanta luce: piatti chiari, ombre cancellate, tutto ben visibile. Nella fotografia food editoriale io parto dal lato opposto: studio le ombre per modellare la luce.
Sono Andrea Ventura e fotografo il cibo siciliano dal 2016. Qui racconto come lavoro quando un piatto, una cucina o uno chef vanno raccontati come in una rivista, e non come in un catalogo.
Cos’è la fotografia food editoriale
È la fotografia che accompagna un racconto: un articolo, una guida, la storia di un ristorante o di uno chef. Non deve mostrare tutto del piatto. Deve far capire cosa c’è dietro: la materia prima, il gesto, il posto in cui nasce.
La differenza con la fotografia commerciale sta nell’obiettivo. Una foto commerciale deve far riconoscere il prodotto al primo sguardo, e lì una luce piena serve. Una foto editoriale deve fermare chi guarda e tenerlo sull’immagine, e per riuscirci le ombre contano quanto la luce.

Perché parto dalle ombre
Un piatto illuminato da ogni lato perde volume. La pasta diventa piatta, una crosta perde spessore, una salsa sembra una macchia di colore. È l’ombra a dire all’occhio dove finisce una forma e dove comincia l’altra.
Per questo, prima di decidere dove mettere la luce, decido dove il piatto deve restare scuro. Poi tolgo luce invece di aggiungerne, finché restano illuminati solo i punti che raccontano il piatto: una superficie lucida, un bordo croccante, una mano che lo porge.
È il contrario di quello che si pensa di solito, ma è anche il modo in cui guardiamo le cose: ci accorgiamo di quello che emerge dal buio, non di quello che è illuminato tutto allo stesso modo.



Il racconto viene prima della foto
La luce è solo metà del lavoro. Prima di inquadrare un piatto voglio capirlo: da dove arriva la materia prima, chi lo prepara, cosa vuole dire il locale di sé. Per questo studio critica enogastronomica e sto seguendo il corso da sommelier AIS. Trovi tutto nel mio percorso.
Mi interessano le mani, le stagioni e i luoghi precisi: il cibo siciliano per quello che è, senza trasformarlo in qualcos’altro.
Quando serve, e quando no
Uno stile costruito sulle ombre funziona per riviste e guide, per i ristoranti gourmet e i menu degustazione, per raccontare uno chef o un progetto. Non è sempre la scelta giusta: per un menu da asporto o una scheda prodotto serve una luce più piena, che lasci vedere tutto. Per questo lo stile di ogni shooting lo decido insieme al cliente.
Se hai un ristorante, nella pagina fotografo per ristoranti in Sicilia trovi come si svolge uno shooting. Altri lavori sono nel portfolio e nelle storie di chef, e sul rapporto tra food styling e immagine editoriale ho scritto anche questo articolo.

Domande frequenti
Che differenza c’è tra fotografia food editoriale e commerciale? La foto commerciale deve far riconoscere subito il prodotto. Quella editoriale accompagna un racconto e lascia spazio all’atmosfera, alle ombre e ai dettagli.
Le foto scure vanno bene anche per un ristorante? Dipende da cosa vuole comunicare il locale. Per un ristorante gourmet spesso sì, per un menu da asporto serve una luce più piena. Lo decidiamo insieme prima dello shooting.
Si possono avere tutti e due gli stili nello stesso shooting? Sì: alcune foto con una luce più piena per il menu e altre più costruite per il sito, i social o la stampa.
Se vuoi parlarne, scrivimi a info@vaphoto.it o dalla pagina Contatti.