La granita siciliana nasce dalla neve. Prima che esistessero frigoriferi e abbattitori, la neve veniva raccolta sull’Etna e sui Nebrodi d’inverno, conservata in grotte e fosse scavate nel tufo, e usata d’estate per preparare bevande ghiacciate. Questo era il sistema in tutta la Sicilia dalla dominazione araba in poi.

Tre gusti di granita siciliana
Foto: Adriao via Wikimedia Commons, licenza CC BY 3.0

Gli Arabi e lo sciroppo di neve

Gli Arabi portarono in Sicilia la pratica di miscelare neve con succhi di frutta e sciroppi zuccherati per creare bevande fredde. In arabo si chiamava “sharab” (sciroppo), da cui derivano i termini “sorbetto” e “sciroppo” nelle lingue europee. La versione siciliana con neve e succo di agrumi o mandorla è documentata già nel XII-XIII secolo.

La granita come la conosciamo oggi, con la consistenza granulare tipica, si sviluppa nei secoli successivi. La chiave tecnica è il congelamento lento con mescolamento periodico, che produce cristalli di ghiaccio di dimensioni medie, visibili e percepibili in bocca. Diverso dal ghiaccio compatto del gelato, diverso dalla schiuma fine del sorbetto.

Granita siciliana e sorbetto: la differenza che conta

Granita e sorbetto non sono la stessa cosa. La differenza principale è nella struttura del ghiaccio e nella tecnica di preparazione.

Il sorbetto viene lavorato continuamente durante il congelamento, come il gelato, e produce una massa omogenea e fine. La granita viene congelata lentamente, con raschiature periodiche che frammentano i cristalli senza romperli completamente. Il risultato è una consistenza granulare, da cui il nome.

Il contenuto di acqua è diverso: la granita è più acquosa, il sorbetto più compatto e cremoso. La granita siciliana tradizionale non contiene né latte né panna, a differenza di molti sorbetti commerciali che usano addensanti o proteine del latte per migliorare la consistenza.

Granita e brioche ad Aci Trezza
Foto: Auregann via Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0

I gusti tradizionali: mandorla, limone, caffè

I gusti più antichi della granita siciliana sono quelli legati agli ingredienti storicamente disponibili nell’isola: mandorla (molto comune in Sicilia dall’epoca araba), limone (gli agrumi sono un’altra eredità araba), gelsi, melograno. Il caffè è entrato dopo l’introduzione del caffè in Europa, che risale al XVI-XVII secolo.

La granita al caffè con panna è una preparazione tipicamente siciliana, diffusa soprattutto nella zona di Messina e Catania. Si serve in un bicchiere alto con panna montata sopra e spesso accompagnata da una brioche con il tuppo per intingere. Non è una granita al bar come quelle del resto d’Italia: è qualcosa di diverso nella struttura, nella concentrazione del caffè e nell’abbinamento.

Dove trovare la granita vera (e cosa non è granita)

La granita siciliana tradizionale non ha coloranti, addensanti o sciroppi artificiali. Gli ingredienti sono acqua, zucchero e il frutto o l’ingrediente aromatizzante nella sua forma naturale. Una granita al limone fatta bene ha la polpa o il succo del limone siciliano dentro.

Quello che si vende come granita in molte gelaterie del nord Italia o fuori dalla Sicilia è spesso realizzato con basi industriali e sciroppi. Il prodotto è gradevole ma non è paragonabile alla versione tradizionale. La differenza si sente subito nel sapore: la granita industriale ha un profilo aromatico uniforme e dolce, quella artigianale ha acidità, complessità e una dolcezza più equilibrata.

In Sicilia, la granita di qualità si trova nei bar e nelle pasticcerie che la preparano ancora internamente, con frutta di stagione. Non è necessariamente nei posti più conosciuti o più fotogenici. A volte è in un bar di quartiere che la fa da quarant’anni con la stessa ricetta. Chiedere alla gente del posto è ancora il metodo più affidabile.

Leggi anche

Immagine di copertina: Giovanni.grasso via Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Una risposta