Il sito è l’unico posto online dove il ristorante decide tutto: quali piatti mostrare, in che ordine, con quale atmosfera. Su Google Maps e sui social le tue immagini finiscono in mezzo a quelle scattate dai clienti, sul sito no. Eppure molti locali siciliani hanno ancora una homepage con tre foto buie, un PDF del menu e una galleria ferma al 2019. La food photography per il sito del ristorante serve a sistemare proprio questo: dare a chi arriva sulla pagina, in pochi secondi, un motivo concreto per prenotare. In questo articolo vediamo quali foto servono davvero, dove vanno messe e come evitare che rallentino il sito.

Perché il sito conta ancora, anche se hai Instagram
Il percorso tipico di un cliente oggi è fatto di più passaggi: vede un reel, cerca il nome del locale, guarda le recensioni, apre il sito per controllare menu, prezzi e orari. Il sito arriva quindi quasi alla fine, quando la persona sta per decidere. È il momento peggiore per mostrare immagini mediocri.
Inoltre il tempo a disposizione è poco. Secondo i dati di TheFork riportati da Sky TG24, il 44% degli italiani legge almeno cinque recensioni prima di prenotare, ma sulla scheda di un singolo ristorante resta in media 3,4 minuti da web e 5,4 minuti da app. Lo stesso articolo segnala che solo una recensione su dieci contiene una foto. In pratica chi sceglie legge molto, guarda poco materiale visivo di qualità e decide in fretta. Di conseguenza le foto che trova sul tuo sito pesano più di quanto si pensi.
C’è poi un altro aspetto: il sito è tuo. Un profilo social può cambiare regole o perdere visibilità da un mese all’altro, mentre le pagine del sito restano e continuano a farsi trovare su Google. Ne ho parlato anche nell’articolo sulla fotografia alimentare per Google Maps, che è il passaggio subito prima: scheda e sito lavorano insieme.
Food photography per il sito del ristorante: le foto che servono davvero
Non serve fotografare tutto il menu. Serve un set ragionato, in cui ogni immagine ha un compito preciso. Per un ristorante medio, di solito bastano queste cinque famiglie di foto.
- L’immagine di apertura. È la prima cosa che si vede in homepage. Deve dire in un colpo solo che tipo di locale sei: un piatto simbolo, oppure il piatto dentro la sala. Formato orizzontale per il desktop, con una versione verticale per il telefono.
- I piatti firma. Da sei a dieci piatti, quelli che vuoi vendere di più e che ti rappresentano. Stessa luce e stesso stile, così la pagina sembra coerente e non un collage.
- La sala e i dettagli. Tavoli apparecchiati, bancone, dehors, la vista se c’è. Chi prenota per una cena importante vuole sapere dove si siederà.
- Le persone. Lo chef, la brigata, chi accoglie in sala. Un volto rende credibile tutto il resto e differenzia il tuo sito da quello di una catena.
- Le mani al lavoro. Un impiattamento, una pasta tirata, il pesce appena arrivato. Sono le foto che raccontano come lavori, e funzionano molto bene nella pagina “chi siamo”.

Un consiglio pratico: prima dello shooting apri il sito e conta gli spazi. Quante foto orizzontali servono per le testate di pagina? Quante verticali per le schede dei piatti? Arrivare sul set con questa lista evita di tornare a casa con cento scatti bellissimi e nessuno del formato giusto.
Dove mettere le foto, pagina per pagina
Homepage. Un’immagine forte in alto, poi tre o quattro piatti con un link al menu e il pulsante per prenotare sempre visibile. Meglio una foto grande e nitida che uno slider con dieci immagini che nessuno aspetta di vedere.
Menu. Il PDF scansionato è scomodo da telefono e Google lo legge male. Molto meglio una pagina vera, con i piatti scritti in testo e una foto per le portate principali. Su come le immagini influenzano le scelte al tavolo trovi un approfondimento nell’articolo sulla fotografia alimentare per il menu.
Chi siamo. Qui vanno i ritratti e le foto di cucina. Poche righe di storia e immagini vere del locale, non foto di stock con cuochi sorridenti che nessuno ha mai visto in sala.
Prenotazione e contatti. Una foto della sala o dell’ingresso aiuta a riconoscere il posto quando si arriva. Sembra un dettaglio, però per un turista che cerca il locale tra i vicoli di Ortigia o di Ragusa Ibla fa la differenza.
Foto belle ma leggere: il lato tecnico che molti dimenticano
Una foto professionale esce dalla fotocamera con un peso di decine di megabyte. Caricata così com’è, rallenta la pagina e fa scappare chi naviga da telefono con una connessione normale. Google misura questo aspetto con un indicatore chiamato Largest Contentful Paint (LCP), cioè il tempo che serve a mostrare l’elemento più grande visibile sullo schermo. Nei siti dei ristoranti quell’elemento è quasi sempre la foto di apertura. La documentazione di web.dev indica come obiettivo un LCP di 2,5 secondi o meno, mentre oltre i 4 secondi il risultato è considerato scarso.
Per restare sotto quella soglia bastano poche regole. Prima di tutto le immagini vanno esportate alla dimensione in cui verranno mostrate, non a piena risoluzione. Poi conviene usare formati moderni come WebP o AVIF, che a parità di qualità pesano molto meno del JPEG. Infine il sito deve servire versioni diverse della stessa foto a seconda dello schermo. Puoi controllare a che punto sei con PageSpeed Insights, lo strumento gratuito di Google: inserisci l’indirizzo del sito e leggi il risultato per mobile.

Anche i nomi dei file e i testi alternativi contano. Le linee guida di Google sulle immagini raccomandano nomi brevi e descrittivi al posto di sigle come IMG00023.JPG, un testo alternativo che descriva davvero il contenuto e immagini posizionate vicino al testo a cui si riferiscono. Inoltre Google non indicizza le immagini inserite come sfondo tramite CSS. Quindi “spaghetti-ricci-di-mare.jpg” con un alt scritto bene può portare visite da Google Immagini, mentre la stessa foto usata come sfondo decorativo no.
Quando consegno un servizio preparo sempre due versioni: i file ad alta risoluzione per la stampa e una cartella “web” già ridimensionata e compressa. In questo modo chi gestisce il sito non deve fare altro che caricarla.
Gli errori che vedo più spesso sui siti dei ristoranti
- Foto di stock. Il cliente se ne accorge, e soprattutto si accorge che il piatto che arriva al tavolo non è quello della foto.
- Stili mescolati. Tre scatti professionali, cinque fatti col telefono in cucina e due presi da un vecchio volantino. Il risultato sembra trascurato anche se i piatti sono ottimi.
- Galleria infinita. Ottanta foto senza ordine non le guarda nessuno. Meglio dodici immagini scelte bene.
- Menu vecchio. Piatti fotografati che non sono più in carta da due stagioni. Basta un aggiornamento all’anno, magari al cambio menu.
- Solo desktop. La foto orizzontale perfetta sul computer che sul telefono viene tagliata a metà, proprio sul piatto.
Per aggiornamenti veloci tra uno shooting e l’altro, ad esempio il piatto del giorno, il telefono può bastare, a patto di conoscerne i limiti: li ho descritti nella guida sulla food photography con smartphone. Tuttavia le immagini portanti del sito, quelle che restano online per anni, meritano un lavoro fatto con calma.
Ogni quanto rifare le foto del sito
Non serve uno shooting al mese. Per la maggior parte dei ristoranti funziona bene un servizio completo all’apertura o al rifacimento del sito, poi un aggiornamento più breve una o due volte l’anno, in corrispondenza del cambio di menu. Così le pagine restano fedeli a quello che il cliente trova al tavolo e hai sempre materiale nuovo anche per social e scheda Google.
Se stai rifacendo il sito del tuo locale, o ti sei accorto che le foto attuali non rendono giustizia alla cucina, posso aiutarti a pianificare il set partendo proprio dalle pagine da riempire. Lavoro come fotografo per ristoranti in Sicilia e consegno le immagini già pronte per il web. Puoi vedere alcuni lavori nel portfolio oppure scrivermi qui per raccontarmi il progetto.
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